Grand Hotel, novembre 1997

Cisti ovariche: per toglierle basta mezzora

Il più delle volte spariscono spontaneamente ma, se la loro presenza risulta pericolosa, si eliminano con lago-aspirato e la laparoscopia

A volte non danno alcun disturbo; in altri casi provocano dolori e fitte all’addome, un senso di pesantezza nel basso ventre, anomalie nel ciclo mestruale: stiamo parlando delle cisti ovariche, piccole sacche a contenuto liquido più o meno denso, che si formano nell’ovaio. Possono essere semplici o complesse. Nel primo caso, si tratta di una cisti isolata; nel secondo, formano un agglomerato di più cisti. Poiché le cisti ovariche, soprattutto nelle forme più lievi, sono il più delle volte asintomatiche, spesso la loro scoperta avviene in modo casuale, nel corso di una visita di controllo dal ginecologo.

Si dividono in due categorie: cisti funzionali e cisti organiche. Le più comuni sono le cisti funzionali, che si formano a seguito di un’alterazione nell’ovulazione e, in genere, regrediscono spontaneamente. Ogni mese nell’ovaio si sviluppa il follicolo, una sorta di piccola sacca di liquido (o cisti) che, rompendosi, dà origine all’ovulo. Quando il follicolo non supera i 2,5 centimetri, è nella norma, durante il periodo dell’ovulazione, stimolata dagli ormoni estrogeni. Nella fase ovulatoria successiva (quella stimolata dagli ormoni progestinici), il follicolo si trasforma nel corpo luteo, una cisti dal diametro di due centimetri circa che, se l’ovulo non viene fecondato dagli spermatozoi, nel giro di qualche giorno regredisce e viene riassorbita dall’organismo. Può accadere, tuttavia, che le cisti costituite dal follicolo e dal corpo luteo assumano dimensioni anomale (superino cioè i 3 centimetri di diametro) ed è allora che si parla rispettivamente di cisti follicolari e cisti luteiniche.

Le cisti organiche, invece, sono delle formazioni anomale dell’ovaio e, qualche volta, possono essere di natura maligna. In ogni caso devono essere esaminate mediante specifiche indagini diagnostiche perché, a differenza delle cisti funzionali, non fanno parte del processo naturale dell’ovulazione e quindi non regrediscono spontaneamente. Di solito, si classificano in quattro categorie differenti: gli endometriomi, le cisti mucoidi, le dermoidi e le sierose.

  • Gli endometriomi sono residui dell’endometrio, il tessuto che riveste la parte interna dell’utero e che, per motivi ancora misteriosi, si localizzano nell’ovaio.
  • Le cisti dermoidi, più rare, sono residui di vita embrionale conservati all’interno delle ovaie sotto forma di cisti. Di natura benigna, hanno un contenuto liquido assai ridotto.
  • Le cisti mucoidi sono rappresentate da cellule a secrezione mucosa e si localizzano all’interno dell’ovaio.
  • Le cisti sierose sono provocate dalla formazione di siero proteico, prodotto in quantità eccessiva dall’ovaio, che si raccoglie all’interno delle le cisti.

Sia le cisti funzionali che quelle organiche, possono risultare asintomatiche. Ma se le loro dimensioni aumentano, o subentrano delle complicanze, possono insorgere diversi tipi di alterazioni, quali pesantezza e dolori al basso ventre, collasso (può manifestarsi con un’improvvisa stanchezza, freddo, brusco abbassamento della pressione e perdita di conoscenza), sterilità, emorragie intracistiche e anomalie nel ciclo mestruale.

Le cisti ovariche, specie quelle organiche, possono provocare le seguenti complicazioni:

Se la cisti si torce su se stessa, può generare dolori violenti e determinare la strozzatura dei vasi sanguigni, provocando la “morte” dei tessuti, non più irrorati dal sangue. Se non è affrontata ai primi stadi con un intervento chirurgico, questa malformazione può comportare l’asportazione dell’ovaio.

Le cisti organiche (quasi mai quelle funzionali) possono subire una trasformazione cancerosa, specie se sono mucoidi o dermoidi. In tal caso è necessario intervenire chirurgicamente per asportarle.

Sia le cisti funzionali che quelle organiche possono rompersi.

Quando ciò accade, il loro contenuto si riversa all’interno dell’apparato genitale, con il rischio di emorragie. Anche in questi casi si interviene chirurgicamente.

Le cisti possono essere intaccate da microrganismi, dando origine a infezioni. Di conseguenza devono essere asportate, per evitare che l’infezione si estenda.

Per diagnosticare una cisti ovarica, si ricorre all’ecografia pelvica, che permette di osservare su un monitor l’apparato genitale e valutare la densità delle strutture che lo compongono e le eventuali masse anomale.

Quando la cisti è semplice o funzionale, la migliore terapia è la pillola anticoncezionale, che interrompe la produzione ormonale da parte di ipotalamo, ipofisi e ovaio. L’ovaio, non stimolato, riassorbe così tutto il contenuto della cisti.

Se la cisti è una sola ed è organica, si può procedere con la tecnica dell’ago-aspirazione sotto controllo ecografico: in anestesia locale, il medico introduce un ago nel punto esatto in cui l’ecografia rileva la presenza della cisti, la perfora e ne aspira il contenuto. L’intervento dura dieci minuti e la paziente viene dimessa in poche ore.

Quando si tratta di un endometrioma, la cura è a base di farmaci ormonali, per indurre una “menopausa” temporanea. Possono verificarsi effetti collaterali come vampate e sbalzi d’umore.

Se la cisti è complessa o se, nonostante le cure, si è riformata, deve essere asportata in laparoscopia: in anestesia generale, prima si gonfia l’addome poi, dopo aver praticato una mini incisione, s’introduce una microtelecamera che permette di vedere l’apparato genitale. Attraverso altre due piccole incisioni vengono inseriti gli strumenti chirurgici per asportare la cisti. L’intervento dura trenta minuti.

MEDICINA GENERALE

Pitiriasi: le macchie dell’autunno

Se in questa stagione scoprite sulla vostra pelle alcune piccole macchie scure, se avete la carnagione chiara; o bianche, se la pelle è ancora abbronzata, non preoccupatevi. Si tratta di pitiriasi, una dermatosi causata da un fungo (detto anche fungo dell’estate), microrganismo che vive abitualmente sulla pelle e si ciba del sebo cutaneo (il grasso naturale che protegge l’epidermide). Questo fungo può rimanere a lungo allo stadio latente senza manifestarsi ma, quando il clima è caldo e umido, si sviluppa con maggior facilità. In questo caso emette acido azelaico che fa diminuire la produzione di melanina, la sostanza responsabile dell’abbronzatura. La comparsa delle macchie sulla pelle è l’effetto dell’aggressione del fungo.

Le macchie possono avere colore, forme e dimensioni diverse e si localizzano su collo, tronco, braccia e ascelle. Producono un inestetismo ma non danno alcun disturbo. Talvolta provocano un po’ di prurito; spesso si riformano. La pitiriasi colpisce i due sessi, di solito solo dopo la pubertà. In genere compare su pelli grasse, seborroiche, caratterizzate da una forte sudorazione (che favorisce la “liberazione” dell’acido azelaico).

La terapia più comune prevede l’applicazione sulla zona colpita, la sera, di creme e preparati antimicotici e pastiglie per via orale, una o due volte al giorno. Meglio sottoporsi a due cicli: il primo di una settimana; il secondo di un mese, due o tre settimane dopo il primo ciclo.

Per sconfiggere la pitiriasi, occorre attenersi a un’igiene scrupolosa, lavandosi con detergenti a base di Alludekina, sostanza capace di riequilibrare il ph cutaneo. Bisogna inoltre sterilizzare tutti gli indumenti venuti a contatto con la pelle, sottoponendoli a un lavaggio a 100 gradi.

Un’avvertenza importante: la cura serve a eliminare il fungo, ma non a cancellare del tutto le chiazze che talvolta persistono a lungo.

Con la consulenza del dottor Giuseppe Ghislanzoni – Milano