Marisa Brecciaroli

“Eros, il dio lontano”, di Lidia Sella, al teatro Parenti: spettacolo teatrale di poesia, o Poesia che celebra poliandricamente un matrimonio plurimo: con evocazioni planetarie di un universo palpitante, con sonorità spirituali-siderali, con testi poetici graffianti e dolcissimi –insieme-, incarnati da tre voci che si scambiano il testimone nel tentativo di contenere in un abbraccio sonoro la densità di un’opera che sguscia via da ogni definizione di genere, tanto vari sono i generi che la attraversano, intrecciandosi fra loro?

Quello che resta come certo è la percezione di un’operazione poetica nuova e unica nel suo genere, proprio per quell’intreccio inestricabile di dimensioni culturali, tipico di ogni opera artistica genuina, scaturita dalle profondità insondabili della “costellazione psichica” dell’artista.

 

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Lettera a Lidia e il suo ‘Eros lontano’…

 

Lidia, le tue parole

gocciano trame di nostalgia

su ordito scabro

scintillante pensiero… :

Tutti gli inquilini del Tempo”

“vivono ricamando

Il loro destino d’amore” :

una metafora “viva” –direbbe Ricoeur-

sembra descrivere

invece crea una nuova visione:

è il tuo filtro

che getta poesia

sull’orrore quotidiano…

A teatro hai portato ai nostri occhi,

flebili e disabituati,

lo scenario della Verità:

un dio d’amore

confuso e lontano

ma così cucinata,

nella pentola magica

della tua germinante Poesia,

la Verità si veste di secolimillenni

e spazi siderali…

condita coi veli del Mito,

con lingua in bilico

fra nobiltà di alta cultura

e la dolce Penia* dell’amata poesia,

e con un pizzico di dolceamara ironia…

E ci prendi tutti per mano

uominiedonne

per un viaggio smagato

dentro le maglie di Eros,

con mente acuta

e cuore spalancato,

ma in compagnia della Bellezza

il viaggio smagato

non è mai smagante

(un cugino del pessimismo leopardiano

che –strano!- accende alla Vita?)…

un viaggio tutto in piedi

senza lacrime visibili,

ma sotto scorrono salvifiche

le lacrime della Poesia…

In tutto il viaggio, Lidia,

tu ci chiami a un ‘risveglio’

dalle nebbie nevose

da noi create intorno

ad un povero, smarrito

cuore…

Per questo nobile richiamo

un timido ‘grazie’ ti è dovuto

da noi tutti via-andanti umani…

 

10-5-‘16