Michele Brancale su “L’Osservatore Toscano” 10 settembre 2017.

Nella foto di copertina di un precedente libro di Lidia Sella, Eros il dio lontano, edito da La Vita Felice, un bagliore di luce usciva dal buio di un tempio antico. In quel libro, la scrittrice aveva di fatto formalizzato in versi una critica al “demone bifronte/del consumismo/(che) ha pianificato il nostro genocidio/ nei minimi dettagli>>. <<I fiori della nostra cultura millenaria – si domandava – abbarbicati sul greto che frana,/non meritano d’essere salvati?>>.

Nel libro Sella scandagliava gli scenari della media dei comportamenti della <<cultura>> vincente – se poi sarà vincente davvero lo sapremo nel lungo periodo – e lo faceva rigettando il politicamente corretto e l’idea del <<faccio quello che voglio>>, non tanto per una rinuncia a un’idea di libertà, quanto per critica a quelle <<agenzie vicarie>> – di cui parla con efficacia Lihfink, ma potremmo citare con dovizia anche René Gilard – che sùrrogano una vera autonomia e che invece propongono un modello non personale ma individualista di vivere.

C’è traccia di questo filone esplorato da Lidia Sella anche nella nuova prova dell’autrice “Strano virus il pensiero”:<<La smania di visitare ogni angolo del pianeta/come se strappare un granello all’ignoto cambiasse qualcosa:/ piccole frecce di ricordi non basteranno a respingere il nulla>>. In personamondo: <<Nessuno ha come hobby la famiglia./ Su questo gran vuoto interiore il mulinello della fretta>>. Si tratta di tematiche riassunte nella descrizione dell’Europa in “Ieridomani”: <<Archiviato dio./Azzoppata la famiglia./ Schiavi d’europa/ ma senza più lavoro/ Ubriacate da ambigue identità./ Appesi al filo sfuggente della fisica quantistica./ Scalzati dal centro dell’universo./ Lo sguardo su un cosmo sconfinato e muto./ Traguardi sempre più lontani./ E nessun approdo./ Droghe carnivore, ignoranza, rumore:/ quale sapere adesso il futuro?>>. Ma tutti avvertono un’inquietudine: <<Sullo scivolo della vita/ l’attrito col tempo aumenta>>.

Ecco allora ritornare al punto di inizio per trovare nel bagliore che è concesso all’uomo di vivere, un bagliore vero, concreto, uno spazio d’esistenza prezioso, il senso delle cose, il senso – se è concesso un gioco di parole – delle domande che hanno senso.