Mariagrazia Carraroli “Literary” 22 marzo 2013

Di Mariagrazia Carraroli

C’è una dedica, nel libro, che subito ci immerge in realtà cosmico temporali e che recita: Dagli imprevedibili frattali dellessere / scie di pensiero per Alessandro / salito dopo di noi / sul morbido tapis roulant del tempo. E, subito dopo, un’epigrafe da “Il pensiero poetante“ di Heidegger: Non giungiamo mai ai pensieri / essi giungono a noi.

La dedica e la citazione ben ci introducono alla lettura di quegli che l’autrice chiama appunti interiori e che incrociano, sommandone efficacemente le specifiche, l’aforisma, l’epigramma, l’haiku e lampi d’intuizione in bilico tra poesia e filosofia. Il tutto immerso in un ambiente rarefatto (lo spazio bianco supera abbondantemente il nero dello scritto) sapientemente creato per lasciar vagare liberi i pensieri – nuvole (p.10) i nuovi enigmi (p.29) affioranti dal sogno, e quell’eterna danza / di atomi / e solitarie stelle (p.85) che per l’A. è la vita.

Nella postfazione de La figlia di Ar, libro che rappresenta un vero e proprio successo editoriale, essendo già alla quarta edizione e avviandosi a una quinta ulteriormente ampliata ed arricchita di testi, Armando Torno definisce la raccolta poetica di Lidia Sella : una serie di pungenti melodie – lossimoro è dobbligo – scritte con istinto poetico …e di melodie Torno è certamente esperto, curando programmi musicali alla Radio (R 24) e avendo alle sue spalle diversi saggi al riguardo. Ma anche Ida Magli, antropologa e grande conoscitrice della musica, nel presentare il libro a Roma, afferma che la modalità scrittoria di Sella è quella dinterrompere il silenzio con forza, come fa la musica. Poi invita l’A. a tradurre in linguaggi più discorsivi i brevi lampi di poesia che tuttavia contengono una forza di pensiero da lei definita quasi maschile, in modo da rendere più comunicativa a molti, ma prima di tutto a se stessa, quella potenza verbale aggrumata nel verso… Secondo la Magli, se Lidia Sella non lo facesse, potrebbe cadere nel pericolo d’un avvitamento su se stessa nel buio della solitudine.

Sembra dare iconicamente ragione all’antropologa il particolare dell’immagine di copertina del libro, tratto da “La notte stellata” di Van Gogh, dove lo splendore degli astri crea vortici gialloblu, in spirali che sembrano inghiottire la luce…

Inghiottire la luce o concentrarla ?

Al contrario della Magli (e il successo del libro sembra darmi ragione) penso che la sintesi poetica espressa ne La figlia di Ar accenda quei fosfeni della mente (p.10) che gli ossimori, le domande, la musica, le sentenze e le metafore della raccolta creano, a stimolare il lettore.

I rimandi e le provocazioni emotive e intellettuali degli appunti interiori di Sella sono molteplici, a partire dal titolo della raccolta che richiama il primo verso della poesia a p. 59, una delle pochissime relativamente lunghe della silloge. Si trova nella sezione intitolata Arte.

La poesia è un susseguirsi di versi definitori dove ar sta per l’unità minima di significato alla base delle parole che compongono i versi :

La figlia di ar / Larte:  incantesimo dellarmonia / aratro che dissoda la terra / per far posto al seme, / arco teso verso linfinito, / arto che si sforza dafferrare. Ela sottile trama dellaragna, / ara ove la cenere si posa / dopo il sacrificio, arma / per difendersi dal nulla. Arte, vegetazione arborea del pensiero. / Elarca doro costruita per la salvezza, / aritmetica dello spirito, / argento, luce chiara e scintillante. / Un passaporto ario / per il regno dellarcano.

Ma AR è anche il simbolo dell’Argon, il gas nobile che costituisce parte dell’atmosfera celeste. Un gas dalle molte applicazioni tecniche, usato anche in chirurgia per alcuni particolari interventi…

A questo elemento, Primo Levi dedica il primo racconto del suo libro Il sistema periodico (1975) in cui parla della sua infanzia e della comunità degli ebrei.

Non so se Lidia Sella volesse in qualche modo richiamare quel libro. I suoi pensieri volano in tutt’altri cieli rispetto a quelli dello scrittore e chimico piemontese deportato ad Auschwitz . Di chimica ne “La figlia di ar” non è dato trovarne se non in quella metaforica dei sentimenti, delle emozioni, dei sogni….: Sogno damore: / il punto di massima distanza / dalla morte (p.44 – Sezione Amore)

Dialogo con laltro: / la stessa emozione / dun viaggio allestero (p.15 Sezione Parola)

Paradosso erotico: / libera / dessere tua schiava (p.35 Sezione Femina)

Mare: / la nostra piccola / illusione / dinfinito (p.80 Sezione Cosmo)

Molti, invece, i richiami alle intuizioni della fisica quantistica.

Un esempio: Nella clessidra il tempo / purché una mano lo capovolga (p.76)

Secondo la fisica quantistica la realtà è soggettiva, come già asseriva la filosofia Zen in un celebre Koan (traducibile in “affermazione paradossale”) che così recita : Se un albero cade e non c’è nessuno attorno, non fa rumore…

A p. 48, nella Sezione “Solitudo”, vi troviamo l’esempio più esplicito: Entanglement: / l’amicizia nella fisica quantistica.

Il termine inglese, che può essere tradotto con groviglio, intreccio e, come meglio ci suggerisce Lidia Sella, gemellaggio, richiama quel fenomeno fisico che vìola il “principio di locazione” per il quale ciò che accade in un luogo non può immediatamente influire su ciò che accade in un altro…..Nel 1998 il fenomeno dell’ Entanglement è stato definitivamente confermato a Pasadena in California.

L’esperimento dimostra che due particelle sono in grado di comunicare tra loro trasmettendo ed elaborando dati. E che la comunicazione è istantanea. Anche se separate, quando si sollecita una delle due, istantaneamente si manifesta sulla seconda un’analoga sollecitazione a qualunque distanza si trovi rispetto alla prima…Trovo poeticamente geniale richiamare e assimilare tale fenomeno all’amicizia.

Copiosi sono i lampi intuitivi che illuminano la raccolta e leggendo se ne potranno scorgere e godere molti. Ancora altro si potrebbe aggiungere a quanto ho accennato fin qui, per esempio, sui giochi verbali cui spesso ricorre l’A., o sui richiami culturali molteplici che affiorano dalla silloge.

Mi avvio a concludere questa mia nota osservando la struttura del libro organizzata in sedici sezioni che si snodano in pensiero, parola, sguardo, ricordo, sogno, femminilità, amore, solitudine, malinconia, levità, arte, destino, nostalgia, cosmo, vita…

Il tessuto del “tempo” tutto riveste d’ambiguità e di ombre inquiete, perché, anche se non troppo vicino, ci aspetta secondo l’A., il nulla …e i grandi silenzi delle notti stellate / ma senza più occhi per vedere (p.75)

E anche se sarà fra miliardi di anni questo è il nostro destino.

Allora : perché la poesia? Perché, afferma Lidia : se ti racconto / qualcosa / non muore (p.83).

Perché, come l’anima, se viene dall’anima, anche la parola è polvere doro / che torna / alle stelle.

Perché la sua musica, come la musica d’ogni voce umana, detta o scritta che sia, solo quella resterà.