Libero, 10 ottobre 2009

Tra novembre e dicembre si ripresenta puntuale la “sindrome di Ognissanti”, un concentrato di malanni meteoropatici. Il suo bersaglio prediletto sono gli anziani. La primavera, viceversa, sembra “privilegiare” gli adolescenti, generando spossatezza, inappetenza e tendenza al suicidio. Cristina Colombo – responsabile del Centro disturbi dell’umore all’Ospedale San Raffaele di Milano Turro – ci ha confermato che nei Paesi Mediterranei l’autunno e la primavera innescano un forte incremento di depressioni. Ha poi rilevato come il “disordine affettivo stagionale”, cioè la tipica depressione invernale che spontaneamente scompare in primavera/estate, negli Stati Uniti colpisca ormai dieci milioni di persone. Ha inoltre osservato che nel Nord Europa la lotta a questa piaga sociale ha conseguito una riduzione di costi diretti e indiretti – meno ricoveri e meno farmaci – grazie al largo impiego di lampade che, allungando il fotoperiodo, contrastano la “latitanza solare” propria di quelle latitudini.

In continua espansione risulta d’altro canto la schiera di quanti lamentano malesseri meteoropatici per gran parte dell’anno. Si ipotizza che il fenomeno sia dovuto a stress, ansia e preoccupazioni sempre crescenti, responsabili di un abbassamento delle difese immunitarie. Si suppone che pure l’inquinamento atmosferico, l’abitudine al riscaldamento e all’aria condizionata, gli abiti sintetici e, più in generale, lo stile di vita moderno, così lontano dai ritmi e dal respiro della natura, abbiano indebolito la nostra capacità di adattamento ai capricci atmosferici. Non a caso la meteoropatia si diffonde in prevalenza nelle società industrializzate. L’esercito dei meteoropatici italiani è passato dal 5% degli anni ‘50 al 25-30% dei giorni nostri. E, in Europa, è meteoropatica una persona su tre. Ma che cosa significa esattamente meteoropatia? Il vocabolo, di derivazione greca, rimanda alla radice path – sofferenza – e all’aggettivo meteoros, che sta in alto, nello spazio celeste (oltre i monti, oltre il visibile?). Per meteoropatia s’intende quindi l’insieme di disturbi psichici e neurovegetativi conseguenti a specifiche condizioni e variazioni meteorologiche. E la bioclimatologia umana è appunto la disciplina che studia i rapporti fra clima e salute. Se i disagi meteoropatici sono scatenati da una formazione temporalesca o da un ciclone tropicale, questa scienza parla allora di “sindromi da fronte”; se invece sono originati dal vento, fa ricorso al termine “ anemopatie”. Altrettanto basilare la distinzione fra meteoropatie primarie e secondarie. Vittime di meteoropatie primarie sono quei soggetti che, in apparenza, godono di buona salute, sebbene reagiscano in maniera incongrua allo sbalzo di una variabile climatica (cambio di luminosità, umidità, pressione, stato elettrico, piogge intense, vento, etc.). Le meteoropatie secondarie, al contrario, portano a galla patologie latenti, oppure cagionano un riacutizzarsi di malattie croniche, infiammatorie o degenerative. Va sottolineato che l’accesso meteoropatico appare favorito da fattori quali l’età (bambini e anziani), il sesso (donne), fasi particolari del ciclo biologico (pubertà, gravidanza, menopausa) e infine da determinati stati fisiologici (ipotensione) o patologici (iper o ipo-tiroidismo).

In concomitanza con episodi di meteoropatia, si registrano sia un aumento di incidenti – stradali e sul lavoro – poiché si riduce lo stato di vigilanza e i tempi di reazione si allungano, che una maggior incidenza di suicidi e di comportamenti violenti. Nel passato, in California, se qualcuno aveva commesso un crimine passionale mentre soffiava il “SantaAna” – vento caldo e polveroso – poteva invocare tale circostanza come attenuante. Analogamente, in Svizzera, il fóhn costituisce attenuante per reati come la rissa. In Germania, Svizzera, Polonia, e negli Stati Uniti, le direzioni sanitarie degli ospedali, per scongiurare emergenze meteoropatiche, consultano i bollettini biometeorologici, con relative previsioni circa le influenze del tempo sulla salute umana. Così da pianificare con un certo margine eventuali ricoveri per patologie legate alle fluttuazioni atmosferiche. Per inciso, rammentiamo che il più importante centro di previsioni biometeorologiche sul territorio italiano è il Meteolab di Milano (www.naturmed.unimi.it).

Come stabilito nel 1934 da Nicola Pende, padre dell’endocrinologia, le sindromi meteoropatiche insorgono in modo acuto in corrispondenza di bruschi cambiamenti di tempo. Eppure, quand’è in arrivo una perturbazione, i sintomi si annunciano persino con due o tre giorni d’anticipo. Qualcuno percepisce le oscillazioni di pressione atmosferica e temperatura dieci-quindici ore prima che vengano segnalate dagli strumenti di misurazione. E c’è chi riesce ad avvertire il vento o la nebbia, parecchie ore prima che sopraggiungano. Quando il maltempo bussa alla porta, una misteriosa irrequietezza contagia anche il regno animale: i cani abbaiano con insistenza, i gatti si leccano più del solito, le capre scendono a valle, gli insetti pungono a tutto spiano, gli uccelli volano basso.

Ma quale anomalia interviene nell’organismo di un soggetto meteoropatico? Risponde Umberto Solimene, direttore del Centro Ricerche di Bioclimatologia medica, biotecnologie e medicine naturali dell’Università degli Studi di Milano: «Possibile causa di crisi meteoropatica è il malfunzionamento, spesso congenito, dell’ipotalamo, quella regione del cervello deputata a mantenere costante la temperatura corporea (36,5°). In presenza di escursioni termiche di rilievo, e dinanzi al repentino mutare dello scenario meteorologico, un ipotalamo “difettoso” impartirà errate istruzioni alle centraline ghiandolari che, a loro volta, produrranno dosaggi alterati di ormoni, con ricadute negative sul benessere generale dell’organismo. L’ipersensibilità alle bizze del tempo, interferendo sulla normale attività del sistema nervoso centrale, potrà perciò provocare un’ansia da stress meteoropatico».

Utile ricordare che – nella media della popolazione – un simile stress biometeorologico comparirà con maggior probabilità quando verranno superati i seguenti valori-soglia: una differenza di temperatura di 10° in 2 ore, di 6° in un’ora, di 4° in 30 minuti; una differenza di pressione di 18 millibar in 12 ore, di 8 millibar. in 2 ore, di 3 millibar. in un’ora; una differenza di umidità relativa del 30% in 3 ore o del 20% in 2 ore.

Cinquemila anni fa, in Cina, case, letti e giardini venivano orientati secondo l’arte del feng-shui, ispirata ai sacri principi del vento e dell’acqua, elementi ritenuti capaci di influenzare fortemente la natura umana.

Nella Bibbia, Isaia si lagnava degli effetti nocivi dello scirocco.

In “Arie, acque, luoghi”, Ippocrate giudica malsani solstizi ed equinozi – quello autunnale soprattutto! – e formula una correlazione fra clima e temperamenti.

Nell’800, “In cosmos”, il naturalista von Humboldt così definì ii clima: «L’insieme delle modificazioni atmosferiche che influenzano sensi, organi, stato d’animo e benessere dell’uomo».

Fra i meteoropatici del passato non mancano i vip: Leonardo, Michelangelo, Cristoforo Colombo, Mozart, Napoleone. Wagner, nel comporre il Parsifal, sospirò: «Se uscisse il sole, finirei la partitura in un attimo». Voltaire, dal suo esilio di Londra: «Questo vento dell’est è responsabile di numerosi casi di suicidio. Una nera malinconia si diffonde sull’intera nazione. Anche gli animali ne soffrono e hanno un’aria abbattuta. Ognuno assume un’espressione torva e ha tendenza a prendere decisioni disperate». Pessoa, ne “Il libro dell’inquietudine”: «In ogni goccia di pioggia la mia vita fallita piange». Verlaine, “Arietta dimenticata”: «Piange il mio cuore come piove sulla città». Mann, “La morte a Venezia”: «Più procedeva, più si sentiva depresso per la combinazione di scirocco e aria di mare, un misto di abbattimento e sovreccitazione, un’angoscia che gli sgorgava dai pori». Goethe, che si considerava un barometro vivente, pubblicò un saggio sul “Mal di tempo” e affermò che le menti eccelse sono le più esposte agli effetti nocivi dell’aria.

La meteoropatia è detta “Sindrome di Balzac” per il commovente tratto meteoropatico di un personaggio femminile del suo romanzo “Il medico di campagna”.

Tracce meteoropatiche affiorano in espressioni come “cuore in tempesta”, “animo sereno” o nei più desueti “nebulone”, ovvero “mascalzone”, e “nebbione”, nell’accezione di “essere spregevole”.