Libero, 1 novembre 2008

Nel mirino, le politiche ambientali europee. Ad accendere la miccia, il governo italiano. Disposto, per salvare il pianeta, a sacrifici equi. Ma giustamente preoccupato che costi esorbitanti e obiettivi troppo rigidi possano mettere Paese e industrie in ginocchio. Lontano, per ora, un accordo.

Nel frattempo l’odierno fabbisogno energetico globale è coperto al 90% da combustibili fossili. Destinati però a esaurirsi presto. Il sole invece trasformerà idrogeno in elio per altri 4 miliardi di anni. Il vento ricaverà sempre nuova potenza da quella quantità sorprendente di aria, 5.600 milioni di tonnellate, che la Terra si tira dietro ogni giorno, ruotando attorno al proprio asse. E gli oceani? Circa un miliardo di chilometri cubi d’acqua che ricoprono il 70% del globo. Immense masse liquide che “danzano” con la luna, producono correnti in profondità, fluttuano al ritmo delle onde. Questi prodigiosi serbatoi di energia pulita sono stati protagonisti del convegno “Sole vento e mare per le isole minori – energie rinnovabili e paesaggio”, che si è tenuto a Capri, nella splendida cornice dell’antica Certosa di San Giacomo.

Appuntamento organizzato da Marevivo, in collaborazione con Enea, ministero per i Beni e le attività culturali e Ancim, l’associazione che riunisce 37 comuni di isole minori (Elba, Giglio, Capraia, Ponza, Ventotene, Capri, Ischia, Procida, le Tremiti, La Maddalena, Sant’Antioco, Carloforte, Lipari, Salina, Ustica, Favignana, Pantelleria, Lampedusa e Linosa), distribuite in sette diverse regioni. Sullo sfondo della sala congressuale, una tela di Diefenbach: Iuce. vento, onde, un’esplosione d’energia. Scenario ideale per questo incontro sulle “rinnovabili”, cui hanno preso parte numerosi sindaci isolani, esperti del settore, docenti di tanti atenei e rappresentanti di vari ministeri. Un’utile occasione di confronto in vista del nuovo piano energetico nazionale. È subito emerso che le isole minori italiane costituiscono un bacino caratterizzato da una domanda di energia estremamente variabile, condizionata dal flusso stagionale delle presenze.

Questi esigui territori contano solo 200 mila residenti. «Però il carico di popolazione che sopportano nella bella stagione – ha puntualizzato Gian Piera Usai, comitato tecnico scientifico Ancimin – risulta almeno triplicato».

«A Capri – ha ricordato Ciro Lembo, sindaco dell’isola che, sotto Tiberio, e per una decina d’anni, dal 27 al 37 d.C. fu capitale dell’impero romano – la situazione è molto critica: oltre ai 13 mila residenti abituali, nell’arco dell’anno ospitiamo fino a 2 milioni e mezzo di turisti». La necessità di assicurare energia in quantità, anche da fonti rinnovabili, pone tuttavia problemi di tutela del paesaggio, in particolare per l’eolico e il fotovoltaico. Francesco Prosperetti, del ministero per i Beni e le attività culturali, ha dichiarato: «All’estero la sostenibilità ambientale deve misurarsi più che altro con fattori ecologici. La ricchezza del nostro patrimonio storico – artistico – culturale, unico al mondo, determina viceversa una peculiare sostenibilità all’italiana, che impone vincoli più severi».

Di sostenibilità ha parlato anche Giuseppe Longhi dell’Istituto universitario di architettura di Venezia, esponendo il suo “Piano strategico per lo sviluppo sostenibile delle isole Pelagie – progetto pilota per le isole minori”, ricerca promossa dal ministero dello Sviluppo economico. «È necessario inserire l’energia, rinnovabili comprese, fra i parametri utili a definire uno sviluppo sostenibile», ha affermato Longhi.

Fabrizio Tomada, direttore rapporti istituzionali e comunicazione di GSE (Gestore dei Servizi Elettrici), ha rilevato: «In Italia, dal 2006 al 2007, la quota di rinnovabili è cresciuta del 3,1% per biomasse e rifiuti solidi urbani, dell’11% per il solare, del 35% per l’eolico». Questa in generale la tendenza del comparto.

Ma è possibile conciliare energie rinnovabili e isole minori? L’Enea è convinta di sì. Carlo Manna, dell’ufficio di presidenza, ha precisato: «Le isole minori sono adatte alle tecnologie innovative perché consentono di attingere con facilità alle risorse naturali al punto che, per tale via, il loro fabbisogno potrebbe essere coperto al 100% . L’opportunità tecnologica di offrire risposte ecologiche alla domanda di servizi (luce, calore, refrigerazione, acqua potabile, smaltimento rifiuti) ben si sposa poi con le esigenze di quei luoghi che, in ragione del loro valore paesaggistico, meritano una tutela ambientale di riguardo. L’utilizzo delle rinnovabili, da sperimentare nel laboratorio delle isole minori, potrebbe inoltre agevolare un contenimento del costo della fattura energetica nazionale, già al di sopra dei 50 miliardi di euro l’anno. Queste e altre considerazioni ci hanno indotto a elaborare, a Lampedusa, un piano sperimentale per alimentare il laboratorio Enea da fonti rinnovabili».

Analoghe motivazioni hanno spinto l’Enel a Capraia, per un progetto-pilota avviato due anni fa. A illustrarlo il sindaco, Maurizio Della Rosa: «Il piano contempla l’introduzione di motori a biodiesel per i generatori di corrente, la creazione di un campo fotovoltaico e l’installazione gratuita di pannelli solari termici per una quarantina di famiglie residenti».

Futuro ecologico pure a Sant’Antioco. Così il sindaco Mario Corongiu: «Aspiriamo al titolo di “isola verde”, puntando al fotovoltaico e alla costruzione di un parco eolico. All’insegna del minor impatto ambientale possibile». In alternativa, autonomia energetica per queste realtà minori potrebbe venire dalle “isole energetiche” descritte da Livio De Santoli, ordinario di impianti tecnici alla Sapienza di Roma. «Si tratta – ha spiegato – di architetture sperimentali parzialmente autosufficienti che, sfruttando tecniche di “microgenerazione distribuita”, soddisfano esigenze termiche, elettriche e frigorifere».

Le più avanzate centrali sperimentali basate sul moto ondoso, costituite da boe ancorate sul fondale, generano elettricità a costi competitivi (10 centesimi di euro al kilo-Watt/ora prodotto). Tali impianti potrebbero risolvere il fabbisogno energetico delle strutture isolate, senza chilometrici cavi. Fantasie, fantascienza? Mah… Intanto un primo traguardo è stato raggiunto. Francesco Prosperetti – del ministero dei Beni culturali – e Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, a conclusione dei lavori, hanno siglato un documento d’intesa per il conseguimento d’una maggior autosufficienza energetica delle isole minori, nel pieno rispetto del contesto ambientale-paesaggistico italiano.

«Credo sia conveniente e opportuno considerare le isole minori come laboratorio d’innovazione energetica – ha detto il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola –. Ci sono oggi 12 isole non collegate alla rete elettrica nazionale, nelle quali l’energia viene prodotta con generatori diesel, a costi mollo più elevati di quelli praticati sulla terraferma. Tenuto conto del dannoso impatto ambientale dei generatori diesel, la principale risposta ai problemi delle piccole isole può derivare dal loro collegamento alla rete elettrica nazionale».