Eros, il dio lontano – Visioni sull’Amore in Occidente

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editore: La Vita Felice
collana: Agape [poesia]
pagine: 96
pubblicazione: 2012
ISBN/EAN: 9788877994301

7 EDIZIONI:
21 maggio 2012
21 febbraio 2013
3 agosto 2013
8 marzo 2014
3 giugno 2014
30 novembre 2015
5 maggio 2016

 

RISVOLTO DI COPERTINA

La divinità è persa ma non il canto della perdita.
Questa poesia pensante è scritta in nostro nome. Evoca, grandezza, passione, arguzia,
contraddizioni di Eros. L’anima ardente che cova in noi costretta su sentieri di bassa quota:
una nuova sterilità le impedisce persino di sbagliare, impedisce ogni ero-ismo
Ciò che rivive in questi versi di L.S. è la nostalgia di Nietzsche, Eliot, Wagner,
di quelli che toccano, inascoltati, le corde del risveglio.
Né cronaca, né pensiero filosofico. Semmai una scrittura lirica, capace di allontanare
da sé anche il più cocente dolore, per consegnarlo alla poesia.

QUARTA DI COPERTINA

Dopo il big crunch
un altro big bang:
questo il cosmico respiro
diastole
e sistole
del cuore universale.

Che imploda dunque
la nostra società agonizzante.

Una fiammata catartica.

E da quel gran fragore
nascerà forse una nuova stirpe
di eroi.

Sul loro stendardo
le sacre insegne di Eros.

PRESENTAZIONE

“Eros, il dio lontano – Visioni sull’Amore in Occidente”: difficile catalogare questo nuovo lavoro di Lidia Sella. Si potrebbe definire flusso di pensiero in veste di calligrammi. E anche critica sociale venata di humor e spiritualità. Oltre che radiografia di un declino epocale, nella luce lunare di emozioni sublimate. Oppure apologia del maschio latino e insieme balsamo per la rinascita di Afrodite. E, perché no?, saggio poetico-scientifico. Se non, addirittura, moderna mitologia erotica. O, ancora, breve storia dell’umanità, costruita seguendo il  filo rosso dell’Amore che conduce fino ai turbamenti del terzo millennio. E persino manifesto politico-filosofico per risvegliare nei popoli d’Occidente il desiderio di un nobile destino. O, magari, semplice proposta per un nuovo rapporto uomo-donna nel solco della tradizione, dopo aver metabolizzato l’ubriacatura femminista. Sempre cullandosi però nella dolcezza del dubbio. Un impalpabile treno di speranza su cui salire prima che la nostra civiltà convulsa si schianti nell’abisso.
La prospettiva, rigorosamente laica, è carica di una sacralità pagana. L’essere umano è aggiogato ai vincoli che la sessualità  impone. Siamo tutti, senza scampo, ciò che sta scritto nelle stelle filanti del DNA. E figli della nostra onirica, tragica infanzia. Infine c’è il Fato a ordire gli incontri. E a scioglierli. Nessuno di noi dunque è mai davvero libero di amare.
Il divino Eros non è solo un pretesto letterario. E’ radice, linfa e seme. Poi motore, simbolo, farmaco, traguardo. E salvifico miraggio di serenità.

Qui si alternano e intrecciano vari registri espressivi: divulgativo, ideologico, lirico. E ironico.

In questo libro c’è disperazione, rivolta, denuncia e malinconia. Accanto a una buona dose di cinismo. Eppure non manca la carezza lieve d’un sorriso e una profonda nostalgia d’amore, che scivola dentro se stessa simile alla sabbia della clessidra, prigioniera e regina del tempo che l’attraversa.
Tale lettura potrebbe forse scatenare polemiche. L’autrice sembra invece più interessata a  liberare l’enorme potenziale di energia positiva bloccato nel sottosuolo, là dove si celano fiumi carsici di armonia sopita. Un po’ come se, nell’eterno tiro alla fune fra Eros e Thanatos, dovessimo imparare di nuovo a parteggiare per la Vita.

DALLA POSTFAZIONE di Armando Torno

…anche noi, al pari degli antichi, non conosciamo Eros, ma lo subiamo. La psicoanalisi ha cercato di denudarlo, ma lui era già senza vesti. La pornografia della nostra società lo vuole rendere popolare, ma lui non è mai stato aristocratico. La chimica lo vorrebbe accanto ai vecchi, eccitati come i giovani a colpi di pillole, ma lui ha sempre tormentato tutti in ogni età. Eros libero? Eros legalizzato con un bel matrimonio? Fate quel che vi pare: è senza aggettivi, non si cura delle istituzioni. L’unica disciplina che può avvicinarsi a lui è la poesia. Da millenni ne ghermisce gesti e smorfie, sovente qualche piccola verità. Già, la poesia. Senza pretendere di capirlo, lo cerca; senza abbracciarlo, gli parla: senza interpretarlo, lo delinea. Per questo ho scritto la postfazione alla nuova raccolta di Lidia Sella, Eros, il dio lontano. L’autrice lo processa, lo implora, lo sogna, lo allontana, lo quantizza, lo perdona. E poi lo rende eterno.
Ne ricama il destino, gli chiede in dono «l’illusione di non morire del tutto», lo osserva mentre «ozia, indugia, divaga, inciampa»; ne registra la latitanza. Eros adesso è stanco. Nella nostra civiltà soffre. È diventato prudente, calcolatore, si offre online, si dibatte «nella ragnatela del nulla». Lidia Sella afferma: «Il gioco d’amore/ è faccenda seria./ Privilegio di pochi/ l’ebbrezza della rivelazione». E ancora: «Eros non è un dio democratico:/ decide lui a chi accordare/ il favore della grazia». E mentre, nel segno dell’amore, tutti si promettono assurdità, lei ricorda: «Dura la legge/ imposta da Eros:/ ai mortali/ solo amori mortali». Lidia Sella corre nella decadenza che ci avvolge. Si rammarica per l’uomo smarrito. Rimpiange quello che fu «forte, solido, virile», ora sepolto sotto le «macerie/ della perduta grandezza». Che cosa resterà? Non è difficile rispondere perché la nostra civiltà volge al termine. Eros lo sa. E si comporta come ha sempre fatto prima di una fine, rompendo le regole della sua dannazione.
Ho pensato molto, mentre leggevo queste pagine, alla Notte e alle lacrime. Il buio che ci dona pace e che ogni giorno all’alba è violentato dal sole, generò Eros. Sì, Eros è un dio notturno, o almeno predilige le tenebre. Ha reso diverse le notti e i giorni uguali. Alla fine della vita, quando si scelgono alcuni istanti per salutare il proprio corpo, soltanto gli amori ci aiutano a sorridere. E tutti nascono dalla Notte.
Quanto alle lacrime, il discorso non lascia spazio ad alcuna fantasia. Vorrei piangere sull’Occidente. Liberare singhiozzi imitando Achille dinanzi al corpo senza vita di Patroclo o provare disperazione come un cittadino dell’Urbe quando vide a terra Cesare trafitto. È tempo di lacrime. E poi chiedere a un dio di riconsegnarle all’occhio, quando sarà possibile ritornare a un mondo vero. Tra poco anche Eros sarà disoccupato. Faccia lui questo sforzo: riporti ogni lacrima al suo occhio. Un giorno qualcuno lo ringrazierà dicendogli semplicemente: grazie, dannato dio!