Elide Sorrenti

Carissima Lidia, mi consenta questo approccio confidenziale, giustificato dal fatto che, qualche tempo fa alla Scala, ho avuto la fortuna e l’avventura di incontrare, in modo del tutto casuale, una poetessa. E i poeti non si possono che amare!

Le scrivo un po’ in ritardo per ringraziarla delle Sue due più recenti pubblicazioni donateci in quella occasione. La lettura dei Suoi versi a comportato per me la necessità di rileggerli e di ripensare significati nuovi per la mia sensibilità e le mie, diciamo così, certezze.

Mi sono trovata di fronte un linguaggio tanto libero, spregiudicato, inedito, di cui ho ammirato senza riserve il coraggio stilistico che lo sostiene.

Ne ho ricavato una visione del mondo e dell’universo in cui elementi umani e naturali, cultura e fisicità sono interconnessi senza formare sistema, un intreccio di caos e necessità. È storia senza narrazione. Predominano il mito e la bellezza ed il silenzio del tempo.

“in ogni angolo dell’universo, gli esseri viventi eludono le catene la calamita del nulla”, da “Il Cosmo innamorato”.

NOSTALGIA – “Nel tuo seme tutti i futuri possibili e quanti passati già dissolti”.

Ho provato emozioni e ricordi. In particolare mi è venuto in mente il sentiero Rilke che unisce il Castello di Duino con la baia di Sistiana: le sue pietre, la sua macchia mediterranea, che in parte ombreggia il cammino, con le rocce a strapiombo su un mare incredibile in tutte le stagioni e con qualunque tempo. Dà un senso di vertigine, di pace e di assoluto. È questo che mi hanno regalato anche i suoi versi.

La ringrazio di tutto e la ringrazio anche di esserci, di esistere, perché come dice Auden in una lirica in memoria di W.B.Yeats:

“Con un’aratura di poesia trasforma in vigneto la maledizione”

Con affetto

Elide Sorrenti

Un grato ricordo anche alla Sua cara e gentile mamma.

Mi scuso per aver scritto a macchina, ma la mia grafia è peggiorata con l’età.