Fabrizio Caramagna “Aforisticamente” 9 luglio 2015

di Fabrizio Caramagna

Lidia Sella, La figlia di AR

Pubblicato il luglio 9, 2015 da fabriziocaramagna

Da sempre i detrattori si scagliano contro l’aforisma definendolo una forma fredda e contratta (“un fuoco senza fiamme” direbbe Cioran), un genere assertivo e meccanico, una forma senza tensione, allo stesso tempo perfetta e perfettamente superflua, che sembra essere stata scritta dalla stessa mano cinica e sarcastica (“gli aforismi si rivelano tutti così… generici; danno tutti l’impressione di essere stati pronunciati dal medesimo dio minore irascibile e non emancipato” afferma causticamente lo scrittore scozzese Don Paterson).

In realtà chi conosce l’aforisma sa bene che non è così. I detrattori dell’aforisma hanno in mente un modello stilistico che risale al Seicento francese e che è stato completamente superato dai modelli aforistici contemporanei. L’aforisma non è una forma fredda e cerebrale che distilla le sue artificiose pillole di saggezza a un lettore scettico, ma è una forma che comunica emozioni, sensazioni, colori, vibrazioni. Che è quello che mi è successo leggendo il libro di aforismi e frammenti di Lidia Sella, La figlia di AR, appunti interiori (La Vita Felice, 2011). Monterelhant nei suoi taccuini annotava che le “massime morali non hanno mai cambiato la vita di un uomo” e invece questi frammenti di Lidia Sella la vita me l’hanno cambiata, eccome!

In Lidia Sella l’aforisma non è un freddo paradosso logico, un pensiero filosofico distillato, ma ha un suo inconfondibile tocco magico, una grazia, una musicalità che lo pone al confine tra la poesia e l’aforisma, tra l’interiorità del diario e l’immagine pittorica, tra il nero dell’inchiostro e il bianco della pagina, tra la riflessione e la percezione. Lidia Sella lavora non solo sul significato, ma anche sul significante della parola, che suona e risuona, trasmettendo una vibrazione unica. Si veda questo frammento sull’amore dove ogni parola ha un peso:

Un fluido,

lamore:

niente dighe

né leggi

niente briglie

o scadenze –

corso dacqua

incline al mare

dove quando morire

non sa

e nemmeno perché

o se ancora vivrà.

Le parole, che si succedono una dopo l’altra, cadono esattamente dove devono cadere, come tanti sassolini che rotolano nella nostra anima, portando – con una colloquiale naturalezza e un’ingannevole semplicità – una luce di verità.

E si vedano anche questi due frammenti, ancora più condensati:

Prima, dopo:

due persone così diverse.

Ma in quale maschera

specchiarmi allora?

Dal cosmo

nessuna risposta.

Solo un manto

di insensata bellezza

Prima ancora che sul significato, Lidia Sella lavora sul linguaggio e sullo spazio bianco che avvolge le parole, secondo un modello più vicino alla poesia. Dell’aforisma invece il frammento di Lidia Sella ha la sentenziosità, la gnomicità, il gusto della riflessione condensata e della folgorazione sulle eterne tematiche della nostra esistenza – la vita, la morte, l’amore, il tempo, il sogno, la bellezza, il destino. In uno dei frammenti più suggestivi del libro – quello sul tempo – il carattere viviso e la ritmicità e la vaghezza della poesia danno luogo a nozze ossimoriche con la concettualità, la schematicità e la lucidità dell’aforisma, in una mistione di caldo e freddo, malinconia e saggezza, libido sentiendi e libido sciendi davvero uniche.

Vasca colma dacqua:

come distinguere la prima

dallultima goccia?

Ora, passato, domani

solo piccole onde

nella sostanza liquida del tempo.

In questo frammento – come in molti altri del libro – c’è un nascosto rigore e una forte musicalità, una precisione della parola e un’apertura indefinita, con l’effetto di un incessante scaturire del senso. E si consideri quest’altro frammento dove la nettezza di una lama tagliente e il senso del paradosso, tipico dell’aforisma, si uniscono alla morbidezza e armonia delle immagini, proprie della poesia:

Creatività

Perché nessun germoglio

se non piove disperazione?

Al pari di altri autori contemporanei di forme brevi, gli aforismi di Lidia Sella si possono definire come “poesismi”, un modello che nasce dall’unione di poesia e aforisma (negli Stati Uniti il critico letterario James Richardson usa addirittura il termine di “lyraphorism”), anche se poi il poesisma di Lidia Sella ha una sua singolarità e un suo tocco magico particolare che la distingue da tutti gli altri autori. Del resto – in un universo come quello aforistico fatto di micro pubblicazioni a tiratura limitata, spesso ignorate dalla critica – il libro La Figlia di Ar (pubblicato nel 2011 con postafazione di Armando Torno) è già giunto alla sesta edizione, segno che se un libro di aforismi ha valore ed è anche ben distribuito, l’interesse da parte del lettore non è effimero.