Adam Vaccaro

Nota di lettura

Questi testi di Lidia Sella (ci) trasmettono sollecitazioni e problemi, dal dichiarato di pensiero critico alla costruzione della forma. Tra tanti scriventi versi di cui non si riesce a decrittare una visione di idee, qui abbiamo un grido di rivolta privo di equivoci, che si pone fuori dal recinto del prevalente politically correct e va oltre le declinazioni delle destre e delle sinistre storiche.
Ma una lettura che non sia solo ideologica, deve in primo luogo evidenziare e capire il nucleo-motore dell’energia trasmessa da un testo. Nella scrittura di Sella tale nucleo risale a visioni precristiane, radice profonda della nostra identità culturale e fonte di critica di tre forme di pensiero unico: il monoteismo religioso, la globalizzazione del capitalismo finanziario e il pensiero neoliberista, un intreccio che riduce l’autonomia dei corpi sociali nazionali rispetto ad elite extranazionali, e produce un peggioramento di condizioni di vita materiale dei più.
È un pensiero critico che si pone ovviamente fuori dal perimetro designato dal pensiero dominante, e che incarna quindi un’altra forma di sacer – il cui etimo è appunto interdire, mettere fuori.
Le poesie, da Fede pagana a L’industria del timore, lo declinano riaffermando il percorso generativo della propria visione, incrociando alto e basso. Sta in questa congiunzione il nucleo-motore profondo dell’energia espressa. In proposito ricordo che lo stesso simbolo della croce è frutto di sinestesia tra tensione spirituale verticale e necessità orizzontali profane. E nella ricerca espressiva di Sella agisce, ed è rilevante, il piede materico e biologico.
Tale senso di sacro non è dunque radicato solo in un esercizio speculativo, ma è vissuto da tutto il corpo e dalla totalità soggettiva dell’Autrice. È un coinvolgimento da cui derivano sensi e forme espressive anomale, che irrompono tra corsi diluviali (in cui si confrontano pensiero-Io e corpo-Es) e ciottoli luminosi che sintetizzano dolore e visione altra, premesse di rinascita vitale. La forza espressiva cerca, con un senso di ultima ancora di salvezza, parole del bisogno di contrapporsi alla chiacchiera, scontata e non più tollerabile, del pensiero dominante.
Ciò che fa poesia non sono (solo) le righe spezzate, ma il moto complesso che coinvolge la totalità di chi scrive, e che nei testi di Lidia Sella lampeggia non solo in un altrove cerebrale. Coinvolge i cunicoli scuri delle proprie emozioni e delle proprie viscere, in cui l’eros ferito ribolle e viene fatto percepire, attraverso catene significanti che cercano consonanze di immagini, allitterazioni e assonanze. Poesia dunque, generata da un flusso di pensiero altro, che prova ad andare oltre argini formali consueti. E gli esempi in tal senso, offerti dal novecento, sono tanti e diversissimi.

Adam Vaccaro

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